Non è nucleare la nostra energia

Archivio per aprile, 2010

FURIA FRANCESE E RITIRATA (NUCLEARE) ITALIANA? INTANTO FITTO TEMPOREGGIA, VENDOLA NO

Mentre, in Italia, il nucleare rischia di finire in mano francese, Berlusconi escogita un piano diabolico per mettere tutti in riga: militarizzare le “zone nucleari” e mettere “la mordacchia alla velleità dei cacicchi”.

Alla vigilia del vertice italo-francese sul nucleare, Henri Proglio, presidente del colosso dell’energia francese Edf (Electricité de France), ha rivelato che la sua società vuole utilizzare Edison (la più antica società italiana dell’energia), di cui controlla il 50% del capitale, per realizzare le quattro centrali nucleari italiane (su un totale di otto), a tecnologia Epr, insieme a Enel. Ovviamente la decisione finale sarà presa insieme con Enel, ma, in questo contesto, non è da escludere che il gruppo possa effettivamente arrivare al controllo totale di Foro Buonaparte, rilevando anche le quote del socio forte italiano, A2A, nel caso in cui i due azionisti non dovessero trovare un accordo sulla governance deI Foro.

Se il nucleare italiano parlerà, effettivamente, solo francese, si vedrà nei prossimi giorni. Intanto lo scenario sociale si fa sempre più ambiguo. Al grido del ritorno al nucleare in Italia, molti governatori di centro-destra rispondono di sì. Ma non “a casa mia”. E dove allora?

Luca Zaia proclama: “Mai nel Veneto”. E Roberto Cota gli fa eco, “mai in Piemonte”. E ancora. “In Sardegna non c’è posto per il nucleare”, taglia corto Ugo Cappellacci, mentre nel Lazio, Renata Polverini avverte che la sua Regione “non ne abbiamo bisogno”; così come l’abruzzese Gianni Chiodi asserisce: “sono favorevole ma non in Abruzzo”.

E il ministro Raffaele Fitto? Temporeggia. Il rieletto governatore pugliese, Nichi Vendola no. A proposito delle decisioni di palazzo Chigi, tuona: “E noi affronteremo anche i carri armati con tutto il nostro popolo”. Purchè non ci sia un’altra piazza Tiananmen, però!

TRE MITI DA SFATARE

Sfatiamo un mito, anzi tre. In particolar moto per tutti quei Soloni, che occupandosi di politiche energetiche, ritengono che l’energia nucleare è la risoluzione al gran problema energetico.

Premessa. Il sole invia sulla Terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica (centrale), può usufruire del 60% in più di energia solare rispetto a Londra. Questo significa che se si ricorresse all’energia fotovoltaica per soddisfare il fabbisogno energetico italiano, occorrerebbe ricoprire, con pannelli fotovoltaici, solo il 0,8 % del territorio nazionale. Rapportato alla realtà, vuol dire utilizzare una superficie pari a 2400 km². Come la provincia di Piacenza.

Ecco i tre miti:

1. L’energia nucleare è necessaria per garantirci una maggiore indipendenza energetica.
Falso. L’Italia non produce uranio quindi dovrebbe, pagando, importarlo. E, anche se si avesse le scorte a sufficienza per produrre elettricità, si soddisferebbe solo un quarto del fabbisogno totale, perché i restanti tre quarti sono prodotti da fonti non nucleari.
2. Il nucleare contrasta il caro-petrolio.
Falso. L’energia nucleare produce solo elettricità, mentre il petrolio solo combustibili liquidi. Pertanto, sono due realtà disgiunte.
3. Le centrali a fissione di nuova generazione e la fusione nucleare risolveranno a breve e definitivamente il problema energetico.
Falso. In primis, impianti del genere potranno essere costruiti solo fra 25 anni e, pertanto, allo stato attuale, non si possono appurare con esattezza i costi di realizzazione. Inoltre, se il nucleare venisse riutilizzato, in un regime di libero mercato, sarebbe in grado di concorrere solo con l’intervento dello Stato. Si è visto, infatti, che qualsiasi iniziativa economica privata nel campo nucleare si è dimostrata negli ultimi anni un disastro.

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